Il cadavere galleggiava ancora nella baia dell’Avana, quando Arkady Renko, il detective russo protagonista di “Gorky Park”, arriva da Mosca per scoprire che ne è stato di Sergej Pribluda, attaché dell’ambasciata russa a Cuba. I cubani sono sono convinti che quel cadavere, ormai irriconoscibile, sia quello di Priluda, ma Arkady ha dei dubbi.
E così viene trascinato in una trama aggrovigliata e violenta, che ha per protagonisti gli ex eroi della Rivoluzione, poliziotti corrotti, avventurieri americani, diplomatici russi un po’ spie e un po’ speculatori.
Al suo fianco Ofelia, attraente e determinata agente della Policia Nacional de la Revolucion, che, dopo l’iniziale disprezzo, non potrà fare a meno di cedere al fascino di Arkady.
Mese: Maggio 2007
Diana Turney, maestra elementare di un piccolo borgo del Minnesota, scopre di essere al centro di un vortice di magia e malvagità, di una realtà perturbante e inaspettata. Diana è infatti in possesso di uno straordinario potere: quale novella Circe, ha la capacità di trasformare gli esseri umani negli animali a cui intimamente sono piú affini, scatenando un turbine di maiali, scrofe, corvi, serpenti e ragni, di gente che sparisce nel nulla…
Una volta avviata questa tremenda metamorfosi dellordine naturale, Diana viene in contatto con altre sconvolgenti verità: non è la sola ad avere questi poteri, e la sua volontà non è del tutto libera: oscuramente la influenzano immortali entità maligne come quella del padre, una coscienza a lungo sepolta e improvvisamente tornata in vita.
Peso stabile che va verso l’aumento.
I più (decinaia e decinaia di persone), leggendo queste mie personali elucubrazioni intorno all’ombelico della vita, si potrebbero chiedere perché io continui a scrivere il mio peso settimana per settimana, spesso saltando il lunedi e scrivendole il martedi o mercoledi ma fingendo che sia lunedi.
Lo scrivo perché se non lo facessi (piove, governo ladro e di centrodestra) ingrasserei.
E’ il mio personale metodo per avere qualcuno (decinaia e decinaia di persone) che mi guarda male e mi fa così col dito.
Abbiate pietà.
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Oggi volevo andare a fare un giro in bici. Avevo già in testa tutto il percorso. Ho preparato il vestiario da ciclista, poi ho guardato fuori e stava piovendo.
Ho quindi deciso di approfittare della giornata uggiosa per aggiornare il motore di questo blog del quale era uscita la nuova versione 12 giorni fa.
Tutto facile, ormai riesco a farlo in pochissimo tempo.
Anche stavolta non è esploso. Però la paura c’è sempre…
Di seguito l’incazzatura che, sebbene l’aggiornamento sia filato liscio, c’è stata lo stesso.
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Lituania, fine della seconda guerra mondiale. Un bambino di otto anni emaciato e sporco, emerge dalle macerie e dalle stragi del fronte occidentale e vaga senza meta nella neve con un braccio rotto e una catena stretta al collo.
Quel bambino è Hannibal Lecter, fuggito dal casino di caccia in cui si era rifugiato con la famiglia per scampare alla violenza delle soldataglie. Gli occhi attraversati da un’indecifrabile espressione, chiuso in un ostinato silenzio, il piccolo Hannibal cresce nell’orfanotrofio russo che lo ospita in una solitudine apparentemente assoluta.
Lo zio, un famoso pittore, riesce a rintracciarlo e lo porta a vivere con sé a Parigi. Qui, grazie alle amorevoli cure di sua moglie, Hannibal avrà modo di scoprire e coltivare i sui innumerevoli talenti, che spaziano dalla musica alla letteratura, dall’arte alla medicina. È in questa atmosfera, densa di stimoli e suggestioni, che il giovane comincerà a edificare un vero e proprio “palazzo della memoria”, impreziosendolo di visioni spettacolari e insieme agghiaccianti, teatro e sfondo interiore delle più raffinate speculazioni come dei più inconfessabili desideri.
Fino al giorno in cui Hannibal decide che è tempo di tornare a casa e bussare alla porta dei demoni che così spesso vengono a fargli visita…
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Volevo fare poco oggi, lo giuro.
M’ero pure portato il pane da dar da mangiare alle papere ed un libro da leggere (Thomas Harris – Hannibal Lecter, le origini del male).
Arrivato (quasi) in fondo al percorso verde mi seggo a leggere un po’. Prima di ripartire decido di controllare la ruota posteriore e dopo 2 spine minuscole trovo una bella spina. Sfilandola sento il classico suono dell’aria che esce e della gomma che si sgonfia™ al che io, prontamente, reinfilo la spina nella sua (ormai sua) sede. Rigonfio un po’ la ruota e, come un fulmine, riparto verso il più vicino negozio di ciclista.
Dopo un 3 km sento che la gomma è parecchio sgonfia. Mi fermo, scendo e controllo. Vedo la spina di prima un po’ smangiucchiata dall’usura (eh, la vita logora…) ma ancora fermamente al suo posto.
Girando la ruota trovo LEI! La spina PIU’ GROSSA DEL MONDO! Uguale a quella che, togliendogliela dalla zampa, poteva farti guadagnare, nel cretaceo, l’amicizia di un velociraptor.
A quel punto getto la spugna e mesto mi incammino verso il paese.
Devo però dire che le foto della spina e della nutria non sono malaccio…
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Oggi mi son proprio divertito. Sono arrivato fino a Bevagna, paese che mi piace tantissimo soprattutto durante il Mercato delle Gaite per i piatti medievali e un po’ meno per i prezzi proposti, passando per Spello (si, dovrò proprio un giorno farmi un giretto per le salite di Spello) e Foligno.
Dopo essermi inoltrato nelle stradine dentro Bevagna ed aver fatto una visita al ponte dove ci sono i lavatoi che vedete in alto a sinistra, sono ritornato a casa passando per Cantalupo e Passaggio di Bettona.
Bellissimi panorami, bellissimi scorci per la cittadina.
Una citazione va a Fiamenga. Paesino di 20 case lungo la statale che si trova tra Foligno e Bevagna. Entrandoci con la bici ho sentito come se fossi tornato indietro nel tempo. E tutto ciò solo perché sentivo che la famiglia che chiacchierava in giardino o la signora che rammendava appena fuori l’uscio di casa sua non avevano la fretta che si avverte oggi nelle persone.
4 commentiSolo un battito di ciglia separa il deserto del Nevada dal deserto di Marte.
Il portale: Olduvai, folgorante transito inter-dimensionale, retaggio di una enigamatica tecnologia aliena.
Ma quando uno scienziato troppo temerario compie l’esperimento sbagliato, è l’inferno a scatenarsi nella remota stazione marziana.
Toccherà a Sarge, Grimm, Kid e agli altri membri di una micidiale squadra di élite dei Marines spaziali scendere nell’abisso, affrontando in prima persona la battaglia dell’apocalisse.
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Serena, con la sua nuova bicicletta, sta cominciando, sia da sola che con me, ad esplorare i dintorni. Oggi insieme siamo andati al percorso verde, luogo pieno di insidie e di trabocchetti. Pare le sia piaciuto parecchio.
Dopo 9 km, stanca, ha deciso di tornare a casa mentre io, dopo un altro piccolo giro, sono tornato a casa per provare a montare il portabiciclette da auto.
Non posso dire che ne sia soddisfatto.
Fortunatamente ho smesso di bestemmiare anni fa.
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Qui sopra Serena indica uno dei (soli) quattro lucchetti
sul Ponte Milvio de noantri.
Sono ingrassato di mezzo chilo. I cedimenti continuano.
Sto veramente mangiando male e questa qui è la mia pubblica ammenda.
Benché vada in bici praticamente tutti i giorni sto mangiando e bevendo da schifo.
La scorsa settimana mi sono bevuto tipo 8 birre e ciò è il male!
Spero in un miglior futuro per la mia ciccia.
Devo dire però che sulle gambe mi sono scoperto muscoli che non pensavo di poter mai avere…
