Celeste Aida, forma divina.

aidaSono andato a vedere l’Aida all’arena di Verona. Beh, alla mia età era quasi un atto dovuto :)
Ho capito una cosa nuova: l’Aida l’ha scritta Verdi, l’ha “librettata” un certo Ghislanzoni e tutti la ripropongono, vediamo come.
Atmosfera di merda delle occazioni speciali, giapponesi come se piovesse con una spocchiosità da far accaponare lo scroto, crucchi come zucchero a velo, ma di quello che stucca. Italiani sempre gli stessi, forse un po’ più civili.

Si entra.
Gli addetti, già esauriti dopo 15 minuti di lavoro, ti guardano col vaffanculo negli occhi mentre ti accompagnano al tuo posto, che costa un rene ed è altrettanto scomodo.
Ci si siede. L’arena e’ grandina ma anche piccola. Grande perché sul posto numerato che costa un rene vicino alla tribuna di Ciampi (che non c’era) gli artisti sembrano formichine e si muovono con egual grazia, piccola perché di scenografie fisse ne ho fatte di piu’ grandi al mio rione.
Si va ad iniziare.
La pomposità è d’obbligo, quel coglione del direttore d’orchestra cammina meglio di quanto dirige.
Alla fine del primo atto piovono 3 goccioline 3 e tutti via, il primo violino fa capire chi è il primo violino e tutti scappano rientrando 3 minuti 3 dopo essere usciti.
Secondo atto moscio. Me la volete far sentire stocazzo di marcia trionfale?
NO.
Sembra il preludio alla marcia triofale che non ho sentito. Come una strafica che te la promette ma non te la dà “ma me la dai?” “certo, sto qui per quello” “ma sei sicura che poi scopiamo?” “sono sicura, te lo giuro sulla marca del mio eyeliner”. UGUALE!
Le comparse (alcuni credo siano pure coristi) camminavano con andatura stanca e stravaccata, non sono riuscito a vedere, complice la distanza, se masticavano gomma da masticare egizia.
Poi piove. La cosa oltre a bagnarmi serve a farmi capire chi ha pagato e chi invece ha ricevuto i biglietti in regalo, diciamo un 10%. Sono quelli che dopo un’ora non si trovano piu’ ai loro posti e vengono dati per dispersi.
Qualcuno si intrufola pure nel palco di Ciampi e finisce poi di vedere la cosa da lì.
Terzo e quarto atto sul filo del brivido metereologico, indi senza quella inutile pausa di un quarto d’ora,
Finisce.
Alcuni applaudono, un esagitato urla “Viva Verdi!” di risorgimentale memoria.
Qualcuno fischia e quindi esegue l’atto del fischiare, molti fanno “buuu” e non so che atto fanno.
Esco. Sbadiglio. Guardo la mia stremata ragazza e penso che pure a lei non sia piaciuto molto.
Poi come Siddhartha il Buddha ho l’illuminazione:
mi è parso il tutto come, andando ad un concerto di Nicola di Bari, lui, invasato, mi avesse cantato Breathe dei Pink Floyd.
Sarebbe stato meglio restare a casa. Non io. Loro.