“Dominivobisco.”
“Etticummi spiri totò” risposero una decina di voci sparse nello scuro profondo della chiesa, rado rado punteggiato da qualche lumino e da cannìle di grasso fetente.
“Itivinni, la missa è.”
Ci fu una rumorata di seggie smosse, la prima messa del mattino era finita. Una femmina ebbe una botta di tosse, padre Artemio Carnazza fece una mezza inginocchiata davanti all’altare maggiore, scomparse di presci nella sacrestia dove il sacrestano, morto di sonno com’era sempre, l’aspettava per aiutarlo a spogliarsi dei paramenti.
Romanzo storico ambientato nella Vigàta, “il centro più inventato della Sicilia più tipica”, di fine Ottocento dove l’intreccio a sfondo poliziesco si scioglie grazie all’uso del dialetto siciliano, La mossa del cavallo ci consegna in forma di narrazione una straordinaria dichiarazione di poetica “in atto” e allo stesso tempo una sconcertante e paradossale storia di sopraffazioni antiche e attualissime, di manipolazioni continue della realtà che rendono difficile l’accertamento di verità individuali e collettive.