Eymerich inciampò per la terza o quarta volta.
La luce della luna, di per sè fioca, era resa intermittente dalle nubi che correvano veloci, trasportate da folate di vento impetuoso.
Avrebbe dovuto fare come padre Gallus, che con la sinistra teneva la tonaca da domenicano sollevata sulle gambe magre, mentre con la destra si reggeva al bastone.
Ma Eymerich giudicava quella postura troppo femminile, e sconveniente per la sua dignità.
Preferiva quindi continuare a inciampare sulle pietre aguzze della collina anche se i suoi piedi erano ormai tutti una piaga.
“Tra breve ci imbatteremo in qualche sentinella del Crudele” sussurrò, anche per vincere il proprio nervosismo.
“Lasciate parlare me”.