Partendo da un episodio accaduto nella Rai (alle cui dipendenza ha lavorato per oltre trent’anni), degli anni ’60, Camilleri trae spunto per una raccolta di “storie”, alcune vere altre inventate, che spiegano cosa sia la componenda ovvero quell’accordo tra parti che in Sicilia è sempre stato alla base dell’acquisizione del potere. E lo Stato italiano, quando s’infilò negli affari siciliani, dovette soggiacere a questa pratica tradizionale.
È nelle corde di Camilleri raccontare di “cose” siciliane specie quelle legate alla tradizione. Questo breve testo sta fra il saggio e il racconto popolare a sostegno della tesi che in Sicilia si viveva, e si vive, di componenda, di compromesso: anzi che la storia della Sicilia è tutta una grande componenda.
Un po’ comico, un po’ tragico: “La bolla di componenda” è un libro che non lascia indifferenti e ci fa capire ancora meglio la natura del siciliano, la sua cultura, le sue tradizioni, i suoi comportamenti. Con il suo stile inconfondibilmente leggero, Camilleri spiega situazioni anche pesanti, soprusi e compromessi della Sicilia di ieri e di oggi quasi a sottolineare come il siciliano sia talmente schiavo della sua tradizione da averla stampata nel Dna. […] (E.Ga.)