
Primo volume della trilogia de “I Mercanti di Borgomago” di Robin Hobb. In Italia, seguendo la solita moda commerciale, il volume è stato diviso in due parti: La nave della magia e La nave in fuga.
Non lontano dai Sei Ducati sorge la città di Borgomago, grande centro di scambi commerciali e patria di una nobiltà mercantile famosa per le navi viventi, rari vascelli ricavati da un legno magico, in grado di sviluppare una forma di autoconsapevolezza.
Gli antichi mercanti di Borgomago, le cui ricchezze sono state consumate dalle guerre combattute al Nord e dagli assalti dei pirati al Sud, sono ora sotto la minaccia di una nuova classe di mercanti, arroganti e senza scrupoli.
L’unica speranza della famiglia dei Vestrit per tornare alla prosperità è la Vivacia, una nave che allevano da tre generazioni.
(771p. €37,00)
Le storie sul ‘primo contatto’, l’incontro fra l’umanità e una razza extraterrestre, sono in genere ricche di sorprese. E quando le razze con cui bisogna fare i conti sono addirittura due, le incognite si moltiplicano vertiginosamente.
In questo libro non troviamo il solito Forsyth impegnato in spionaggio e thriller, ma un autore diverso, i cui racconti sono semplici storie, che però hanno una certa ironia, sono taglienti e molto particolari.
Scritto nel 1989 non è stato profetico (a differenza di altri romanzi di Forsyth), infatti gli unici personaggi reali (Gorbaciov e Margareth Tatcher) sono proprio quelli che all’epoca dei fatti narrati nel romanzo non erano più al loro posto; proprio questa “mancanza di precisione” rende il libro più attuale di quello che si possa pensare (tanto buoni e cattivi ci saranno sempre!). Un’altra piacevole consuetudine dell’autore è quella di immergere il lettore negli spostamenti dei suoi personaggi come in un diario di viaggio, stavolta un vero e proprio giro del mondo.
‘La Torre Nera’ inizia con la morte del vecchio e malandato padre Baddeley.

Stamane vengo cacciato di casa alle 9 e, sapendolo dalla sera prima, mi sono organizzato per una pedalata mattiniera. Preparo tutto, carico l’orologio che ti dice anche quando morirai™ che
L'”Odessa” del titolo non è la città della Russia meridionale, e neppure la piccola cittadina americana.
Eja, Eja, Alalà! Fu già tempo in cui si andava in camicia nera; si cantavano inni. Quando la menzogna si accasa nella storia, sono gli atti di fede, e i manganelli, che fanno la verità. Ci volevano, a Vigàta, le furberie e le mattacchiate di uno scavezzacollo principe di colore, la selvatica estrosità e il talento per gli affari di un diciannovenne ben arnesato e sessualmente senza briglie, la spudoratezza e l’inclinazione astuta di un nipote del Negus, i puntigli principeschi di uno studentello straniero senza letto e senza tetto, che allettava gli occhi e invaghiva i cuori, per umiliare l’onore, l’orgoglio virile, le mire colonialistiche, le prolisse incompetenze del regime, e il nazifascistico razzismo. Il nipote del Negus, il principe Grhane Sollassié Mbassa, è stato iscritto alla Regia Scuola Mineraria di Vigàta. Si rivela un virtuoso della bricconeria e un atleta dell’inganno: tutti brontolando, e lui bravando; promettendo molto, e ancor più pagando, senza nulla mai ottenere. Cosa non tollerano tutti, cosa non tentano. Anche il Duce schiuma e freme, e subisce a rate i tiri bassi dell’etiope: di quel tizzone d’inferno che scalcia e corvetta; e sfugge al dover suo di dar testimonianza in terra italica e in colonia del viver bello e libero e generoso della “civiltà” fascista.
Peshawar, Pakistan. Dal computer di un sospetto terrorista i servizi segreti inglesi e americani vengono a sapere che Al-Qaeda sta progettando un piano destinato a superare, per effetti distruttivi, gli attacchi dell’11 settembre 2001.