cento1 e mezzo [-16]

un chilomezzo chiloUn chilo e mezzo.
Questo compensa (nella mia capoccia) il misero mezzo chilo della settimana scorsa.
Sto andando avanti bene e ancora il mangiare quasi sempre le stesse cose non mi pesa, forse perché siamo in estate e le verdure sono di molte varietà. L’unico problema che ho è cosa cazzo scrivere qui. :)

Lunedì prossimo avrò il secondo incontro col dietologo e credo, anche stavolta, di non essere impreparato.

Lo Strega vien di notta con lo Scarpa tutta rotta

Solo per fare dispetto al Kappa la giuria del premio Strega ha deciso di dare la vittoria a Tiziano Scarpa (che personalmente non conosco come scrittore).

La trama pare avvincente come uno dei migliori Eco:

“Stabat Mater” è una lunga lettera alla madre di una sedicenne, Cecilia, abbandonata nell’Ospedale della Pietà di Venezia da bambina, dove ha imparato a suonare il violino senza passione, in chiesa, dietro una grata che protegge le giovani dagli sguardi dei fedeli. La musica per lei è una sorta di rito abitudinario, finchè arriva un giovane insegnante di violino e compositore, un prete dai capelli rossi e il naso grosso, Antonio Vivaldi.

E’ lui a portare un po’ di luce a Cecilia, che scioglie il proprio profondo dolore nella scrittura che pratica di nascosto, la notte, cercando di capire cosa sia una madre, che non ha mai avuto. Scrive una lettera senza un vero destinatario, un monologare, più che un dialogo, che resta sempre sospeso, che non ha possibili risposte.

Anche se parecchi su IBS sono d’accordo con lui.
A me piace molto questo commento:

Questo raccontino “accademico” di TS. è la dimostrazione che molti scrittori (ormai con un nome) producono cose, ricercano una scrittura abbastanza furba, tirano fuori qualche vecchia leggenda, mettono un nome importante “vivaldi”. e in quattro e quattro otto, il ROMANZO/raccontino nero è fatto. E io lo ho comprato, l’ho letto malvolentieri eppure ci ho impiegato mezzo pomeriggio. La letteratura italiana continua su questa strada truffaldina (case editrici e critica d’accordo) con alcune eccezioni, così come nel cinema, del resto, si salva perchè in questo Paese non si legge, non si pensa molto, non si usa fare confronti. tutti contenti di un’autarchia stanca, furba e noiosa.

Kappa, a parte i meriti o demeriti, potresti gentilmente parlare di me come uno sfortunato al superenalotto?

cento3 [-14,5]

mezzo chiloSolo mezzo chilo questa settimana.
La mia trionfale marcia verso la magritudine è stata (credo) rallentata dalla cena giapponese a casa nostra di venerdì scorso dove mi son mangiato ben più dei miei 120gr di pasta o riso (120gr di riso son veramente pochi) giornalieri.
Ma noi, forti del consenso popolare (il mio, in ultima sintesi), andremo avanti verso il luminoso futuro prospettatomi dal mio dietologo.

Hasta la bilancia. Siempre.

Topexan generation

Tutto ‘sto titolo per dire che a quindici-vent’anni se hai la pelle grassa è una gran rottura di cazzo.

Qui, come a Monòpoli, state fermi un pochino a pensare alla cosa ed ai connessi.
Si, ancora un po’.

Beh, a quaranta anni (quasi 41) la pelle grassa è uno spettacolo.
Non ho neppure una ruga.
E non state sempre lì a lamentarvi eh.

Era brillosto, e gli alacridi tossi

Con questo titolo alla Karim volevo mettervi a parte di un bellissimo articolo di Popinga riguardante alcune “Parole inventate: dal quark alle fànfole

Il post inizia a solleticarmi verso la metà quando cita Lewis Carroll:

Nel secondo libro di Alice compare anche un’intera poesia fatta con parole inesistenti, che porta il lettore nel regno del più completo nonsense: il Jabberwocky. Alice la trova scritta all’incontrario su un libro deposto sul tavolo mentre sta osservando il Re Bianco:

Jabberwocky
‘Twas brillig, and the slithy toves
Did gyre and gimble in the wabe;
All mimsy were the borogoves,
And the mome raths outgrabe.
Il Ciarlestrone
Era brillosto, e gli alacridi tossi
succhiellavano scabbi nel pantúle:
Méstili eran tutti i paparossi,
e strombavan musando i tartarocchi.

A me queste cose fanno impazzire e non sapevo ne esistesse una “letteratura”; ringrazio di cuore l’autore del post sia per avermela fatta conoscere e soprattutto per aver portato alla mia attenzione la raccolta di poesie Gnòsi delle Fànfole di Fosco Maraini che è bellissima.

Ed io, limitato io, che pensavo che certe cose le facesse solo Karim.

[via Phonkmeister]

cento3 e mezzo [-14]

un chiloSono stato bravino.
Ho perso un kg questa settimana e non ci credevo. Devo dire che sono uscito solo una volta in bici e secondo me qualcosa conta.
Sinceramente credevo di poter andare al ritmo di un kg e mezzo a settimana ma più vado avanti e più è difficile.

Bicicletta 38km (259/09)

La mia biciIl percorso di oggi

Sto iniziando a pedalare parecchio. Partito da casa, giro per Costano, in una discesa carinissima (in bici le discese appaiono MOLTO carine) fino ad arrivare a Passaggio di Bettona. Da lì giro verso Colle di Bettona dove c’è il primo daxpremio della montagna. Agilmente raggiungo la cima(!) e mi fermo al bar per comperare dell’acqua. Sempre agilmente. Inizio un’altra simpatica discesa che mi porta a Signoria e poi a Torgiano dove prendo la strada per Perugia. Passo per Miralduolo e Ferriera ed arrivo a Ponte san Giovanni dove vengo tentato dal percorso verde sul fiume Tevere. Decido (sono intelligente talvolta) di dirigermi verso casa e affronto come Coppi la salita di Collestrada che domo senza dovermi fermare. Da lì mi dirigo verso Madonna di Campagna e Santa Lucia, mi infilo quatto quatto nel percorso verde sul fiume Chiascio e raggiungo il Comune di Assisi.

Un’altra avventura è finita e sono ancora vivo. Pure dentro.

Percorrenza 38,64 km dalle 16:50 per 1h50’25” – Vel. media 21,0 km/h – Peso ↓ 104,1 kg
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Bicicletta 20km (241/09)

Castello (abbandonato) di SalciIl percorso di oggiGrande trasferta oggi.
Sono andato, con la bici caricata in macchina, con Serena a trovare sua sorella alle case vacanze di Poggiovalle vicino Ponticelli di Fabro. Prima mi son fatto dare delle mappe per poter ritornare indietro e poi, lasciate le sorelle a berciare (poco invero; dopo il pranzo una è andata a dormire ed una in piscina) mi avvio (in discesa) verso Salci che poi, alla fine di una salita massacrante (anche perché non me l’aspettavo), si rivela essere un bel borgo medievale abbandonato con cartelli di pericolo tutt’intorno. Da lì scendo verso Colonnetta di Fabro e inizio una lunga pedalata su asfalto e, superando il casello dell’A1 verso Ponticelli, dopo circa 7km rientro nello sterrato della tenuta. Lì mi era stato detto di girare alla prima strada a destra per attraversare l’A1 e fare un giro più largo. Alla fine della strada vedo il cavalcavia a sinistra e la strada non ci arrivava. Pedalo sulle orme dei trattori e salgo, con l’erba alta un metro, sul cavalcavia che mi porta dall’altra parte. Poi scoprirò che la strada era la seconda a destra.
Da lì, visto che Belvedere è su di un colle, ricomincia la salita. Bella strada con bei casali, rotoballe come se piovesse e veramente bellissimi panorami.
Alla fine arrivo alle stalle delle mucche e lì un po’ mi rilasso sapendo di essere, stranamente, tornato indietro incolume. :)

Complesso principale delle case vacanza PoggiovalleCasale non abitatoIn cima alla collina
Rotoballa che mi si è messa in posaRotoballe e casali sulla collinaCampo di foraggio con seminate le rotoballeAutostrada e rotoballe dall'alto

Percorrenza 20,45 km dalle 14:56 per 1h11’54” – Vel. media 17,1 km/h – Peso ↓ 106,0 kg
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