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Non lo dite a nessuno ma sono uscito in bici (suspance) DI MATTINA.
Minacciato con uno scopettone dalla mia metà di fatto (non la mia pancia, parlo di Serena) sono stato gentilmente invitato a togliere l’incomodo perché sarei stato d’intralcio. Ci vorrebbe un altro post per spiegare il lungo e travagliato lavoro fatto da me negli anni per farmi vedere come un intralcio quando c’è da usare scopa e straccio.
Torniamo alla bici. La infilo, debitamente smontata, nella mia macchina e raggiungo il parcheggio del LIDL di Ponte San Giovanni. Noto che il parcheggio è pieno di pensionati con un aspirapolvere, credo la maxi offerta della settimana, sottobraccio che vagano come formiche calpestate.
Non curandomi di loro mi metto guanti, bandana, casco, rimonto la bici e parto infilandomi nel percorso verde (pure pista ciclabile) lungo il fiume Tevere. I frequentatori sono diversi, ci sono sciami di pensionati e un sacco di donne e ragazzette che camminano con il maglione tattico anticulone© legato in vita, di solito di colore chiaro, con 30 gradi all’ombra. FAIL!
Raggiungo Ponte Felcino dopo essere passato per Ponte Valleceppi e superato il ponte sul Tevere mi infilo nel Bosco Didattico dove ci sono bellissimo boschetti di bambù oltre a un casino di altre piante che non conosco.
Dal bosco didattico arrivo alla fine del percorso verde a Villa Pitignano e attraverso di nuovo il Tevere su un ponte pedonale (credo pure usato per l’irrigazione) e, passando davanti al Relais San Clemente, mi dirigo verso Bosco e da lì verso Ponte Felcino dove, al ponte, mi reinfilo nel percorso verde.
Tornato alla macchina tutto bello colorato, sudato e afroso sono andato a fare la spesa al LIDL con i bambini che mi indicavano col ditino e la mamma che li schiaffeggiava sulla manina.
Percorrenza 27,37 km dalle 08:48 per 1h26’28” – Vel. media 19,0 km/h – Peso ↓ 95,4 kg
Leggi tutto “Bicicletta 29km (341/09)”


Prima di morire i gabbiani agitano freneticamente le ali in una sorta di danza macabra. Montalbano si lascia incantare dal gabbiano morente dalla finestra della sua casa di Marinella, ma fa presto a dimenticarlo. Sta infatti per andare in vacanza con Livia che è già giunta a Vigàta. Solo un salto al commissariato per lasciare tutto in ordine e poi finalmente partire.
Nel corso di questo nuovo caso – “la più marina delle indagini di Montalbano” l’ha definita Camilleri – che si svolge tutto nel porto di Vigàta, tra yacht e cruiser, il lettore resterà colpito dal cambiamento che si è verificato nel commissario, come se Camilleri avesse voluto scavare più intensamente dentro i sentimenti del suo beniamino.
“L’adolescente Giurlà è un mandriano di capre. Proviene dalla costa. È un ottimo nuotatore, e ha rischiato di diventare un altro Cola Pesce. Ha sfiorato pure il pericolo della deportazione nelle terre calve: poteva diventare un caruso, un nuovo (pirandelliano) Ciàula negli antri infernali e nelle tenebre di una zolfara. Come guardiano di armenti, sugli altopiani, poteva toccargli in sorte il destino di solitudine di Jeli il pastore. Giurlà approda invece in una prateria. Si immerge e galleggia nell’erba, o nelle acque sciapide di un lago, ora. Sente l’allarme dei sensi. E cerca calore nel pelliccione di una capra, tra una musata e una sgroppata. La capra, Beba, è solitaria: ostinata e fedele; oltre che di permalosa gelosia. Sa battere gli zoccoli, al momento opportuno, e imporsi, dopo i lagni di un belare querulo e dolente. Beba è ferina e misteriosamente umana. Sa amare e farsi amare. Giurlà è un amante che non sopporta la distanza; e neppure l’attesa. La favola della capra-donna è di nuda tenerezza; assai diversa dalla cronaca della continuata violenza, che “armàli” più grossi dei becchi consumano intanto su una innocente “pupa” fatta di carne. Beba è diversamente innocente, pur nella sua selvaggia rustichezza”. (Salvatore Silvano Nigro)