Nonovvio è un romanzo.
Odio chi chiede: “Di cosa parla?”, come se servisse a capire se vale la pena leggerlo.
Una volta lessi una storia che parlava di un pescatore in riva al fiume, e dei suoi pensieri. Banale, direte. Neanche per idea. Straordinario.
Non è il riassunto che vi fa capire quanto vale un romanzo. Bisogna cominciare a leggerlo, per capire.
Io non sono uno scrittore professionista, e questo solo fatto mi convince che sono già partito col piede giusto. Non mi seguite? I professionisti scrivono in maniera perfetta, ma nella loro perfetta conformità, perdono un po’ di sapore.
Di contro, io scrivo di getto, schizzo inchiostro, sputo parole, annodo frasi. Puzzo come bacche nere sull’asfalto.
Ogni tanto mi piace il risultato, e lo lascio lì, per voi.
Ma la cosa importante è questa: sento di avere dei messaggi da consegnare.
( Simone Brunozzi http://www.golan.it )

A Elm Haven, Illinois, è arrivato il tempo delle vacanze estive.
Sto prendendo coscienza del fatto che il mio blog stia diventando un mero (cazzo! ho trovato il modo di scrivere “mero”!) diario della mia dieta che, tra l’altro, non è più appassionante come una volta (ahah).
Su una delle più belle isole delle Hawaii sta per inaugurarsi un modernissimo albergo destinato solo ad ospiti ricchissimi.
Per tutta la vita Jeremy ha subito l’aggressione dei pensieri degli altri, di una folla di suoni, parole, immagini che non gli appartengono, e che la sua mente telepatica continua a registrare senza tregua, incessantemente, ferocemente.